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2026-07-21
34m fa
Jack Mallers lascia la guida di Twenty One Capital
Jack Mallers non è più alla guida di Twenty One Capital. Il fondatore di Strike ha rassegnato ufficialmente le dimissioni da CEO della società di tesoreria in Bitcoin il 21 luglio 2026, cedendo l"incarico a Raphael Zagury. Secondo fonti vicine al dossier, la separazione sarebbe maturata dopo divergenze con il consiglio di amministrazione sulla direzione strategica. Zagury, già fondatore di Elektron Energy, iniziativa nel mining di Bitcoin, assumerà la gestione operativa del gruppo. In passato ha lavorato in Goldman Sachs, Deutsche Bank e Merrill Lynch. Negli ultimi mesi Twenty One aveva valutato una fusione a tre con Strike ed Elektron Energy, operazione che avrebbe integrato l"attività di pagamenti di Mallers con la piattaforma di mining di Zagury. Il progetto è stato accantonato. La società punta ora a riposizionarsi su generazione di cash flow, allocazione disciplinata del capitale e acquisizione di business operativi, richiamando esplicitamente la filosofia di possesso di lungo periodo di Berkshire Hathaway. Mallers tornerà a concentrarsi a tempo pieno su Strike, che resta un"entità separata; l"uscita da Twenty One non sembra avere impatti operativi sulla società di pagamenti. Paolo Ardoino, CEO di Tether, ha salutato il passaggio di consegne con toni misurati, attribuendo a Mallers la "visione e la leadership fondative" che hanno portato l"azienda alla quotazione. Twenty One Capital detiene attualmente 43.514 BTC, per un valore stimato di circa 2,8 miliardi di dollari, ed è la seconda maggiore tesoreria corporate in Bitcoin tra le società quotate a livello globale. Il gruppo è sbarcato in Borsa nel dicembre 2025 tramite una fusione SPAC con Cantor Equity Partners, con il sostegno iniziale di Tether e SoftBank. A maggio 2026, Tether ha rafforzato il controllo acquistando la quota di SoftBank, pari a circa il 25%. Alla chiusura del 21 luglio, il titolo Twenty One Capital era a 5,32 dollari, per una capitalizzazione di mercato di circa 1,8 miliardi di dollari. Il mercato sta quindi prezzando la società con uno sconto significativo rispetto al solo valore dei Bitcoin in portafoglio. Per gli investitori, un altro elemento chiave è il peso di Tether nell"azionariato. Dopo l"acquisto della quota SoftBank e con Ardoino pubblicamente favorevole alla transizione, è ragionevole ritenere che Tether fosse allineata con la visione del board che Mallers non ha condiviso. Per chi detiene azioni XXI, il nodo di breve periodo è capire se il mercato premierà o penalizzerà il cambio di rotta. Una società "pura" di tesoreria in Bitcoin è relativamente semplice da valutare: si contano le monete e si applica un premio o uno sconto. Una holding in stile Berkshire costruita sopra una tesoreria in Bitcoin è molto più difficile da modellare, soprattutto finché le attività operative da acquisire non sono state identificate o annunciate.
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36m fa
Strategy di Michael Saylor raccoglie 263 milioni di dollari, nessun acquisto di Bitcoin
Strategy ha raccolto 263,5 milioni di dollari tramite la vendita di azioni MSTR, senza effettuare acquisti o vendite di Bitcoin. Per la seconda settimana consecutiva, la società ha mantenuto invariata la propria riserva in Bitcoin a 843.775 BTC, mentre la liquidità in dollari è salita a 3,225 miliardi di dollari, risorsa destinata a sostenere dividendi e obblighi sul debito. Secondo una comunicazione depositata presso la U.S. Securities and Exchange Commission, tra il 13 e il 19 luglio Strategy ha collocato 2.732.318 azioni ordinarie di Classe A nell’ambito del programma "at-the-market", generando 263,5 milioni di dollari di proventi netti. Nello stesso arco temporale non risultano operazioni su Bitcoin, segnando la seconda settimana di fila senza incrementi delle disponibilità. La società ha indicato che l’attuale tesoreria in Bitcoin, pari a 843.775 BTC, è stata accumulata per circa 63,69 miliardi di dollari, con un prezzo medio di acquisto di 75.476 dollari per Bitcoin. Nel periodo di rendicontazione non sono state segnalate nemmeno vendite di BTC. La raccolta è arrivata esclusivamente dalle azioni ordinarie: il documento non evidenzia attività sulle offerte di azioni privilegiate STRF, STRC, STRK o STRD, né riacquisti di azioni. Resta inoltre disponibile una capacità di circa 23,53 miliardi di dollari nel programma "at-the-market" su MSTR, inclusa l’estensione annunciata a marzo. Con il proseguimento delle emissioni, la riserva in dollari ha raggiunto 3,225 miliardi di dollari al 19 luglio, in aumento rispetto a circa 3 miliardi della settimana precedente. Strategy precisa che tale cassa serve a coprire il pagamento dei dividendi sulle azioni privilegiate e gli interessi sul debito in essere; il saldo include anche proventi attesi da vendite di azioni in attesa di regolamento. Durante il periodo, le disponibilità in Bitcoin sono rimaste al di sotto del costo medio di acquisizione. Nonostante ciò, Strategy non ha modificato la consistenza del portafoglio e ha continuato a finanziare la struttura patrimoniale attraverso vendite di equity. Separatamente, l’investitore Khing Oei ha commentato le azioni privilegiate STRC, sostenendo che il mercato le tratti come uno strumento ad alto rendimento più che valutarne i flussi di cassa di lungo periodo. Nella sua analisi, applicando un modello di valutazione basato su obbligazioni, le privilegiate potrebbero scambiare più vicino al valore nominale di 100 dollari.
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59m fa
Bitcoin tocca il massimo di due settimane vicino a 65.500 dollari tra rally dei titoli chip e afflussi negli ETF
Bitcoin è salito martedì fino a sfiorare 65.500 dollari, segnando un massimo delle ultime due settimane e uscendo da una fase di scambi laterali che aveva compresso i prezzi in un range ristretto. A dare slancio è stato il rimbalzo deciso dei titoli asiatici dei semiconduttori, che ha ribaltato la recente debolezza legata ai timori sulle politiche commerciali e ha riacceso il clima "risk-on" su più asset class. A sostenere il movimento ha contribuito anche il flusso di capitale verso gli ETF su Bitcoin: una striscia di cinque sedute consecutive di afflussi ha superato 600 milioni di dollari, tra le fasi di accumulo istituzionale più robuste delle ultime settimane. La domanda si è riattivata mentre il petrolio arretrava, in scia al rinnovato impulso diplomatico in Medio Oriente che ha alimentato aspettative di de-escalation e ridotto le preoccupazioni sulla catena di approvvigionamento. Semiconduttori e Bitcoin: correlazione ancora forte Da mesi Bitcoin tende a muoversi più in linea con gli indici dei semiconduttori che con l'oro o altri beni rifugio tradizionali. Il meccanismo è noto: la domanda di chip alimenta la narrativa dell'AI, aumenta l'appetito per il rischio e Bitcoin spesso beneficia di questo vento in poppa. La seduta di martedì ne è stata una dimostrazione: i principali nomi asiatici del settore hanno registrato rialzi marcati e il mercato crypto ha reagito in tempi rapidi. Il "chip trade" non si limita all'azionario. Si intreccia con l'espansione dell'infrastruttura per l'AI, che sta sostenendo anche progetti di computing decentralizzato e Web3. Le iniziative che combinano capacità di calcolo decentralizzata e applicazioni AI, come la partnership tra UXLINK e Origins Network, mostrano come le due traiettorie si stiano sovrapponendo. Quando i capitali ruotano verso l'hardware tecnologico, una parte tende a riversarsi anche sugli asset digitali che promettono di supportare i livelli successivi dello stack AI. Afflussi negli ETF: fiducia che si costruisce in silenzio L'ammontare di 600 milioni di dollari non è di per sé un dato clamoroso, ma la continuità del flusso conta. Indica che gli investitori istituzionali non stanno inseguendo una rottura al rialzo già avvenuta, ma stanno posizionandosi in anticipo. Gli acquisti sono arrivati in una settimana in cui Bitcoin faticava a mantenersi sopra 63.000 dollari, segnale che molti hanno sfruttato le correzioni per accumulare invece di attendere conferme. Il comportamento si inserisce in un trend più ampio di costruzione dell'infrastruttura istituzionale. La domanda di esposizione regolamentata sta cambiando la struttura di mercato: la tokenizzazione di real world asset ha superato 20 miliardi di dollari on-chain, mentre operatori come Ondo e JPMorgan conducono test di regolamento in tempo reale. Gli afflussi negli ETF su Bitcoin rappresentano una componente di questa migrazione verso prodotti regolamentati su blockchain, sempre più a cavallo tra finanza tradizionale e mercato crypto. Petrolio e diplomazia alleggeriscono la pressione Il calo del greggio non è un dettaglio. Nel corso dell'ultimo trimestre i prezzi del petrolio hanno spesso funzionato da valvola di sfogo per le paure inflazionistiche. La flessione del Brent, favorita dalle iniziative diplomatiche in Medio Oriente, ha rimosso un freno dagli asset rischiosi. Per Bitcoin, alle prese con l'incertezza macro, il movimento del petrolio ha offerto un po' di respiro. La cornice resta fragile: le tensioni possono riaccendersi rapidamente. Il mercato tende ad anticipare gli sviluppi geopolitici; se i colloqui dovessero arenarsi, il petrolio potrebbe rimbalzare e la rotazione "risk-on" che ha spinto Bitcoin verrebbe messa subito alla prova. Rally con fondamenta delicate Nonostante i segnali positivi, l'avanzata di martedì poggia su tre fattori esterni che possono invertire rotta senza preavviso: il rimbalzo dei semiconduttori in Asia potrebbe attenuarsi se tornasse la retorica sulle politiche commerciali; gli afflussi negli ETF potrebbero rallentare se i listini azionari vacillassero; la spinta diplomatica sul petrolio potrebbe interrompersi. A tutto questo si aggiunge il rischio regolatorio. Anche mentre il mercato crypto celebrava il rally guidato dai chip, Washington restava una potenziale fonte di scossoni: i principali istituti bancari statunitensi stanno spingendo per modificare una normativa chiave sulle criptovalute a pochi giorni da un voto cruciale al Senato, un intervento che potrebbe ridefinire il quadro regolamentare per anni. Se il provvedimento venisse indebolito, la fiducia istituzionale che sostiene i flussi verso gli ETF potrebbe raffreddarsi. Bitcoin, in questo momento, beneficia di una finestra favorevole. Scenario macro, slancio degli ETF e allineamento con il "chip trade" creano le condizioni per un movimento di breve periodo. La tenuta nel tempo dipenderà dalla solidità di queste narrative correlate, un esito tutt'altro che scontato.
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1h fa
ChainCheck di VanEck: a luglio Bitcoin consolida con prudenza mentre i prezzi arretrano
VanEck ha pubblicato il report "Bitcoin ChainCheck" di luglio il 20 luglio. Nello stesso giorno, Bitcoin ha chiuso intorno a 63.700 dollari, pressoché invariato su base mensile. Resta però il 33% sotto il massimo degli ultimi sei mesi e il 14% al di sotto della media mobile a 200 giorni. Il documento, firmato da Matthew Sigel e Patrick Bush, passa in rassegna mercato dei derivati, settore del mining e flussi istituzionali. Dietro l’apparente stabilità dei prezzi, alcuni indicatori segnalano un indebolimento: la media mobile a 30 giorni si è attestata a circa 62.694 dollari, in calo del 12,1% mese su mese. La volatilità realizzata è risultata pari al 30,4% su base annua. Sul fronte opzioni, lo skew della volatilità implicita put/call si è posizionato a +11,4 punti percentuali. In pratica, gli operatori pagano un premio significativo per coprirsi dal ribasso rispetto a strategie orientate al rialzo. Il tasso di funding annualizzato dei perpetual è stato pari a +4,5%, livello che VanEck interpreta come indicativo di rendimenti attesi inferiori alla media nel breve periodo. Pressione sui miner L’economia del mining continua a deteriorarsi: gli hash price sono scesi a circa 30,6 dollari per petahash al secondo al giorno. I ricavi giornalieri di mining sull’intera rete hanno raggiunto 28,5 milioni di dollari. VanEck descrive entrambi i valori come minimi pluriennali. Il report segnala anche che i miner quotati stanno accelerando iniziative legate all’AI, riconvertendo parte dell’infrastruttura dei data center verso carichi di lavoro di intelligenza artificiale. L’inclusione del tema nel ChainCheck viene letta come segnale di un cambiamento strutturale, non di un esperimento temporaneo. Flussi istituzionali in territorio negativo Nel periodo analizzato, i deflussi netti dagli ETP spot statunitensi hanno totalizzato circa 40.010 BTC, equivalenti a circa 2,40 miliardi di dollari usciti dagli ETP spot su Bitcoin. Sul lato della detenzione di lungo periodo, si osserva un turnover più contenuto sia tra i detentori più anziani sia tra i più recenti: i primi non stanno vendendo, ma non stanno nemmeno accumulando in modo aggressivo; anche le coorti più giovani hanno ridotto l’attività. Implicazioni per gli investitori Il fatto che Bitcoin scambi il 14% sotto la media mobile a 200 giorni è un dato storicamente rilevante: quella media funge spesso da spartiacque tra fasi di mercato rialziste e ribassiste. Lo sbilanciamento dei derivati verso la protezione dal downside indica che le strategie di copertura meritano più attenzione del consueto. In questo contesto, i miner quotati con flussi di ricavi significativi legati all’AI potrebbero fare meglio dei pure player del mining Bitcoin durante le fasi di debolezza dei prezzi, offrendo un’esposizione "crypto-adjacent" con una base di ricavi più diversificata.
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1h fa
Strike rinuncia alla fusione con Twenty One Capital e resta indipendente
Salta il progetto di creare un "campione" integrato di Bitcoin: Strike esce dal tavolo della fusione a tre con Twenty One Capital ed Elektron Energy e proseguirà come società indipendente. Secondo Bloomberg, mentre Strike si è sfilata, Twenty One Capital ed Elektron Energy continuano a valutare una possibile combinazione. Il piano, annunciato a fine aprile 2026, puntava a unire tre tasselli molto diversi dell'economia Bitcoin in un gruppo quotato. Twenty One Capital, negoziata al NYSE con ticker XXI, avrebbe conferito una consistente tesoreria in Bitcoin. Strike, la piattaforma di servizi finanziari su Bitcoin guidata da Jack Mallers, avrebbe portato l'infrastruttura per trading, spesa, prestiti e pagamenti via Lightning Network in oltre 100 Paesi. Elektron Energy avrebbe aggiunto le capacità di mining. La struttura prevedeva prima la fusione tra Twenty One Capital e Strike, poi l'aggregazione con Elektron. Se andata in porto, l'operazione avrebbe dato vita a una delle realtà Bitcoin più verticalmente integrate tra quelle quotate, dal mining alla detenzione fino ai pagamenti. Alla presentazione dell'accordo il mercato aveva reagito con favore: le azioni di Twenty One Capital erano salite dell'8% nel trading after-hours. Tether Investments, azionista di maggioranza di Twenty One Capital, si era impegnata a votare a favore. Perché Strike potrebbe guadagnarci restando da sola: la società ha ottenuto una linea di credito da 2,1 miliardi di dollari dedicata alle attività di lending. Inserire questa leva finanziaria in una struttura societaria più complessa comportava rischi di esecuzione. L'indipendenza permette a Strike di mantenere il controllo totale su roadmap di prodotto e strategia di espansione. Il focus su transazioni a basse commissioni tramite Lightning Network, la soluzione di scaling layer 2 di Bitcoin che abilita pagamenti quasi istantanei, la colloca tra le poche realtà del settore che puntano su Bitcoin come mezzo di pagamento più che come semplice asset speculativo. Mallers ha spesso descritto Strike come una società di servizi finanziari che utilizza "binari" Bitcoin, più che come una crypto company tradizionale. Twenty One Capital e il nodo mining: Twenty One è nata con il supporto di Tether e SoftBank Group ed è sbarcata in Borsa tramite SPAC a fine 2025. La tesi principale è l'accumulazione e la detenzione su larga scala di Bitcoin, in un modello di corporate treasury simile a quello reso popolare da Strategy. Integrare Elektron avrebbe consentito a Twenty One di acquisire Bitcoin a costo di produzione anziché a prezzo di mercato. Per gli azionisti di Twenty One, la fusione a tre avrebbe anche portato in dote i servizi finanziari di Strike, aggiungendo ricavi operativi e diversificando le fonti di reddito oltre la pura rivalutazione del Bitcoin. Senza Strike, Twenty One resta più concentrata su tesoreria e, potenzialmente, mining: un profilo che mantiene il titolo fortemente correlato al prezzo spot di Bitcoin. Cosa monitorare: chi investe in Twenty One Capital dovrebbe seguire se le trattative con Elektron porteranno davvero a un accordo o se anche quel fronte si sgonfierà. Per chi segue Strike, il dato chiave è la linea di credito da 2,1 miliardi di dollari destinata al lending. Il credito è diventato uno dei segmenti più competitivi e potenzialmente redditizi dei servizi finanziari su Bitcoin; la capacità di Strike di impiegare quel capitale in modo efficace sarà determinante per valutare se la scelta dell'indipendenza è stata corretta. Il ruolo di Tether, azionista di maggioranza di Twenty One Capital, aggiunge complessità. In quanto principale emittente di stablecoin, le decisioni strategiche di Tether sugli investimenti azionari hanno un impatto sproporzionato sui mercati crypto. Un eventuale sostegno all'operazione con Elektron o un cambio di rotta nella strategia di Twenty One potrebbe modificare gli equilibri competitivi tra le società Bitcoin quotate.
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1h fa
Bitcoin e S&P 500: la correlazione scende ai minimi dal 2021 mentre cresce il debito per l'AI
La correlazione a 30 giorni tra Bitcoin e l&P 500 è scesa a 0,17, il livello più basso dal 2021. Anche nel mercato azionario le correlazioni tra i singoli titoli restano vicine ai minimi storici, segnalando movimenti sempre più dispersi all'interno dell'equity. Sul fronte dell'intelligenza artificiale, la spesa in conto capitale legata all'AI è stimata intorno a 400 miliardi di dollari nel 2025. Una quota crescente di questi investimenti non viene coperta con liquidità accumulata, ma tramite emissioni di bond corporate. Meta ha collocato di recente un'emissione obbligazionaria da 30 miliardi di dollari. Amazon ha raccolto 25 miliardi offrendo incentivi di rendimento per attirare gli acquirenti. Si tratta di gruppi che in passato disponevano di ampie riserve di cassa e che ora stanno aumentando il ricorso al debito. Il cambio di passo emerge dai "cover ratios", l'indicatore che misura quanto facilmente un'azienda riesca a servire il debito con gli utili: per alcuni hyperscaler il rapporto è sceso da circa 5x a meno di 2x. In pratica, prima generavano cinque dollari di utili per ogni dollaro di servizio del debito; oggi la copertura è più vicina a due. Molte di queste società mantengono ancora una leva complessiva sotto 1x, ma diverse stanno passando rapidamente da posizioni di cassa netta a livelli moderati di debito netto. Basse correlazioni come "mimetizzazione" del rischio L'equity sta vivendo una dispersione insolitamente elevata tra i titoli legati all'AI: pur condividendo la stessa scommessa di fondo sull'intelligenza artificiale, le azioni si muovono spesso in direzioni opposte nelle singole sedute. Un contesto di bassa correlazione e alta gamma può alimentare una sensazione ingannevole di stabilità. I modelli di rischio che usano la correlazione per individuare esposizioni concentrate faticano a "vedere" ciò che si sta accumulando nel comparto AI. Nel frattempo, i segnali dei mercati divergono: l'obbligazionario racconta di big tech che si finanziano in modo aggressivo per costruire infrastrutture AI; l'azionario trasmette l'idea che la situazione sia sotto controllo, anche perché i movimenti appaiono poco sincronizzati. Il ruolo della crypto Una correlazione pari a 0,17 implica che negli ultimi 30 giorni Bitcoin si è mosso più spesso in direzione opposta rispetto all&P 500. Se le condizioni del credito corporate dovessero irrigidirsi perché gli investitori iniziano a preoccuparsi per il ritmo delle emissioni di debito legate all'AI, l'effetto si trasmetterebbe a tassi, liquidità e propensione al rischio su tutte le asset class, crypto inclusa. Il nodo centrale resta la sostenibilità economica: se la narrativa sui ricavi dell'AI non dovesse concretizzarsi abbastanza in fretta da giustificare 400 miliardi di dollari di spesa annua, le aziende che hanno preso a prestito per data center e training dei modelli dovrebbero accelerare la generazione di ritorni. In quel contesto, una leva che oggi appare gestibile sotto 1x potrebbe diventare più pesante.
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ETF spot su Bitcoin quotati negli USA: quinto giorno consecutivo di afflussi netti
Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato il quinto giorno consecutivo di afflussi netti.
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1h fa
Strategy: metriche su Bitcoin in calo con riserva cash a 3,2 miliardi di dollari
Strategy, guidata da Michael Saylor, la scorsa settimana ha venduto ulteriori azioni ordinarie per 263,5 milioni di dollari. Il ricavato non è stato impiegato per acquistare Bitcoin, ma per rafforzare la riserva di liquidità in dollari. Secondo un filing SEC del 20 luglio, la società con sede a Tysons Corner (Virginia) ha emesso 2,73 milioni di azioni Class A tra il 13 e il 19 luglio, senza segnalare vendite attraverso nessuno dei quattro programmi di offerta di azioni privilegiate. L’operazione ha incrementato la riserva designata in dollari di 225 milioni, portandola a 3,225 miliardi. Nel periodo considerato Strategy non ha acquistato BTC, estendendo a quattro settimane consecutive la pausa negli acquisti e mantenendo invariato il portafoglio a 843.775 BTC. L’aumento del numero di azioni ordinarie senza una crescita parallela delle riserve in criptovalute ha spinto in territorio negativo le metriche di performance su base trimestrale. Riserva a supporto del business delle privilegiate, con STRC sotto la pari L’accumulo di cassa si inserisce nello sforzo di irrobustire la piattaforma di finanziamento tramite azioni privilegiate, che comporta circa 1,76 miliardi di dollari l’anno tra dividendi attesi e oneri per interessi. Con circa 3,2 miliardi, la riserva coprirebbe all’incirca 22 mesi di tali pagamenti, oltre il minimo di 12 mesi previsto da una policy approvata dal board a giugno. Prima della vendita di azioni ordinarie della scorsa settimana, il fondo era vicino a 3 miliardi. Parte della liquidità è destinata a sostenere Stretch (STRC), il titolo di punta nella gamma di privilegiate in espansione. STRC ha valore nominale dichiarato di 100 dollari per azione e distribuisce un dividendo annuo variabile del 12%. Dalla metà di maggio scambia sotto la pari: di recente si è attestato intorno a 87 dollari, dopo essere sceso a circa 75 dollari a fine giugno. Una riserva più ampia rafforza la fiducia dei detentori di privilegiate sulla capacità di Strategy di rispettare gli impegni anche durante fasi di ribasso di Bitcoin o quando prezzi deboli dei titoli rendono più costose nuove emissioni. Dylan LeClair, executive sulla strategia Bitcoin presso la treasury giapponese Metaplanet, ha osservato che le recenti vendite di azioni ordinarie e l’accumulo di cassa mirano a ripristinare quel canale di raccolta. Un recupero delle privilegiate potrebbe ridurre gli spread di credito e riportare le quotazioni a livelli a cui il management è disposto a emettere nuove azioni, riattivando il motore dei mercati dei capitali che Strategy ha usato per finanziare acquisti di Bitcoin. Pausa nel ciclo di accumulo: ultimo acquisto il 22 giugno Il tentativo di sistemare la leva di finanziamento tramite privilegiate ha interrotto il ciclo di accumulo che ha reso Strategy il maggiore detentore corporate di Bitcoin. I dati societari indicano che l’ultimo acquisto risale al 22 giugno: 520 BTC per circa 35 milioni di dollari, a un prezzo medio di 67.068 dollari. In quell’occasione le disponibilità erano salite a 847.363 BTC. La settimana successiva la società ha cambiato rotta, vendendo 3.588 BTC per circa 216 milioni di dollari tra il 29 giugno e il 5 luglio. Le disponibilità si sono ridotte a 843.775 BTC, livello rimasto invariato da allora. La posizione residua è stata acquistata per circa 63,7 miliardi di dollari, pari a un prezzo medio di circa 75.476 dollari per Bitcoin. Ai prezzi di mercato recenti, il controvalore è vicino a 54 miliardi, con una perdita non realizzata superiore a 9,4 miliardi di dollari. Nonostante quattro settimane senza acquisti, Strategy continua a emettere azioni ordinarie e ad aumentare la riserva in dollari. Si tratta di una deviazione rispetto al modello abituale, in cui la raccolta da azionisti veniva spesso convertita in Bitcoin poco dopo la chiusura del finanziamento. La vendita di azioni ordinarie da 263,5 milioni della scorsa settimana segue un’altra emissione nel periodo precedente che aveva raccolto oltre 460 milioni. Insieme, le operazioni hanno aumentato il numero di azioni mentre i BTC restavano invariati. Metriche proprietarie su Bitcoin in peggioramento nel trimestre Il compromesso emerge ora nelle metriche proprietarie con cui Strategy valuta se l’attività di finanziamento aumenta l’esposizione a Bitcoin per gli azionisti ordinari. La società ha riportato, su base quarter-to-date, un BTC Yield del 2,3% e un BTC Gain di 19.247 BTC. Anche il BTC dollar gain del trimestre è sceso a 1,2 miliardi di dollari. I valori year-to-date restano positivi: BTC Yield al 5,8%, BTC Gain a 39.325 BTC e BTC dollar gain intorno a 2,5 miliardi, segnalando un deterioramento concentrato nel trimestre in corso. Il BTC Yield misura la variazione percentuale del rapporto tra le disponibilità di Bitcoin di Strategy e le azioni diluite presunte in circolazione. Il BTC Gain applica tale variazione al saldo di BTC, mentre il BTC dollar gain converte il risultato in dollari usando il prezzo di mercato corrente. Non sono profitti contabili né rendimenti d’investimento tradizionali: servono a indicare se l’attività sui mercati dei capitali aumenta o riduce i Bitcoin attribuibili a ciascuna azione diluita. Il rapporto si è indebolito dopo che Strategy ha emesso oltre 7,5 milioni di azioni ordinarie nelle ultime due settimane senza incrementare le disponibilità in BTC, rimaste a 843.775 BTC. Secondo alcuni sostenitori del modello, il calo delle metriche ufficiali sovrastima l’impatto economico perché i calcoli non riflettono pienamente il valore della cassa aggiunta in bilancio. L’analista focalizzato su Strategy Adam Livingston ha stimato che l’emissione della scorsa settimana sia stata quasi neutrale per gli azionisti esistenti se misurata con il Common Equity Bitcoin Exposure (CEBE). Considerando solo i 225 milioni di dollari aggiunti alla riserva designata, Livingston ha calcolato che l’esposizione Bitcoin del capitale ordinario sia diminuita di circa lo 0,074%, pari a una perdita di circa 107 satoshi per azione esistente, equivalente a circa 25,7 milioni di dollari sull’attuale base azionaria. Il risultato cambia includendo tutti i 263,5 milioni di proventi netti: in tal caso l’operazione risulterebbe accrescitiva di circa lo 0,036%, aggiungendo circa 52 satoshi per azione esistente. La differenza, secondo l’analista, deriva da 38,5 milioni di dollari di proventi che non compaiono nell’incremento comunicato della riserva designata. Strategy non ha specificato se tali fondi siano rimasti altrove come cassa, dipendano dai tempi di regolamento, coprano spese o siano stati allocati in un’altra voce di bilancio. Livingston stima che sarebbero stati necessari circa 250,9 milioni di dollari di valore economico dall’emissione per mantenere invariata l’esposizione Bitcoin del capitale ordinario: l’ammontare complessivo dei proventi supera tale soglia, mentre la quota destinata alla riserva vi resta sotto. Resta il fatto che le metriche riportate da Strategy peggiorano: BTC Yield e BTC Gain si sono indeboliti perché la società ha emesso azioni ordinarie senza aumentare il saldo in Bitcoin, pur migliorando la capacità di servire dividendi delle privilegiate e interessi sul debito. In sostanza, Strategy ha rafforzato le protezioni della propria struttura del capitale sacrificando nel breve periodo la crescita dei Bitcoin per azione. Un eventuale rimbalzo nel trimestre dipenderà dalla rapidità con cui riuscirà a riattivare il canale di finanziamento tramite privilegiate e a reindirizzare nuovo capitale verso acquisti di Bitcoin.
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Hyperscale Data porta le riserve di Bitcoin a 1.087,45 BTC: valore stimato 70,3 milioni di dollari
Secondo quanto riportato da Odaily Planet Daily, Hyperscale Data, società attiva nella finanza legata a Bitcoin e nei data center per l'intelligenza artificiale, ha comunicato la scorsa settimana di aver acquistato sul mercato aperto circa 51,5 bitcoin tramite la controllata al 100% Ault Capital Group (ACG). La società detiene ora complessivamente 1.087,4527 bitcoin, per un controvalore stimato di circa 70,3 milioni di dollari. (PRNewswire)
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1h fa
Bitcoin in rialzo grazie a flussi da istituzionali, whale e trader di opzioni
Secondo ME News, il 21 luglio (UTC+8) Bitcoin e il mercato crypto hanno registrato un nuovo rialzo. Fonti di mercato indicano che la Casa Bianca avrebbe raggiunto un consenso sulle disposizioni etiche del CLARITY Act, aumentando le probabilità che il disegno di legge prosegua l'iter al Congresso e aprendo la strada a una maggiore partecipazione istituzionale nel comparto. Dal lato dei flussi, l'impulso appare sostenuto da più componenti: investitori istituzionali, detentori di lungo periodo e operatori dei derivati mostrano segnali costruttivi. Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno attirato oltre 700 milioni di dollari di afflussi netti nelle ultime cinque sedute, la serie consecutiva più lunga da maggio. Il dato si contrappone alla forte fase di vendite di inizio estate, quando tra metà maggio e giugno il mercato ha affrontato circa 7,5 miliardi di dollari di pressioni da riscatti. Sul fronte on-chain, le grandi whale hanno incrementato con continuità le posizioni negli ultimi due mesi, mentre i wallet di dimensione media risultano in vendita. Questa divergenza viene letta come un potenziale segnale favorevole per l'andamento di medio termine di Bitcoin. In ripresa anche l'attività su futures e opzioni. Di recente, un trader o un gruppo di trading avrebbe acquistato in modo rilevante call spread su Bitcoin, puntando a un balzo dei prezzi fino a 72.000 dollari entro fine mese. (Fonte: ODAILY)
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